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martedì 30 ottobre 2012

Start up, low profile, asap, gli avvocati italiani che credono di stare a New york...

Punto di riflessione di oggi: perchè se svolgiamo la libera professione in Italia dobbiamo fare a tutti i costi gli americans?
"Per lo start up occorre...loro sono uno spin off del gruppo.... le fees vengono calcolate in questo modo... loro sono low profile...junior associate, senior associate (da pronunciarsi sinior, perchè no, non è latino è diventato inglese); noi facciamo litigation...è una persona easy, i partners et al.
Non so voi, ma io, ogni volta che sento parlare così mi viene voglia di scappare di corsa al British Concil a supplicare un corso speed, easy and who more has more put in è ovvio.

Come se non bastasse, almeno io, vengo bombardata di mails di uno noto sito legalese in cui si premurano di notiziarmi: "New entry Vitantonio Esposito entra in...MarcoAurelio Nataluzzo esce da...." neanche si trattasse di Obama che entra o esce dalla Siria.
Immagino il lavoro massacrante di chi scrive quesi articoli: quello è qui l'altro è lì...loro si sono uniti (ops fusion) loro hanno litigato (spin off) quegli altri hanno smesso di fare cause ai clienti e si fanno cause tra di loro ("questioni di marchio nello studio ....").
Ma io dico, non c'è un difetto di personalità nel voler scimmiottare a tutti i costi una cultura che non ci rappresenta?
Sia chiaro, se hai un contenzioso internazionale parli in inglese, ma in quel caso ed in quel caso soltanto.
In genere poi, binomio mortale, l'avvocato che si riempie la bocca di anglicismi è lo stesso che parla milanese dopo due mesi che da Cassino - per non dire Salerno o Bari - si è trasferito a Milano oppure c'è capitato per sbaglio.
Sono solo io ad aver notato questa bizzarra tendenza?
Fatemi sapere che ne pensate.
A pres....anzi See you later!
ps reply in italian please


5 commenti:

  1. Concordo!! Anche se credo che succeda più di frequente a chi lavora in studi associati o comunque di grandi dimensioni: credo ci sia una tendenza all'esibizionismo, in tutto ciò, tipica di chi si trova a dover sgomitare in un ambiente dove occorre avere una certa visibilità anche tra colleghi... Chi fa la libera professione per suo conto non ha modo nè voglia di usare un linguaggio incomprensibile con l'unico interlocutore che conta, il cliente. Giuro che fatico a farmi comprendere da loro quando parlo in italiano, figurati se parlassi in inglese...

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  2. Non potrei essere più d'accordo!!!
    Per quanto mi riguarda provo qualcosa di simile all'istinto omicida tutte le volte in cui sento dire "GIunior" per "junior" e "SInior" per "senior" e aggiungerei anche che, spesso, si tratta di persone che pur riempiendosi la bocca di parole inglesi (con rigoroso finto accento americano), non sono poi in grado di formulare una frase di senso compiuto in una qualsiasi lingua straniera e a volte neppure in italiano (le lingue, così come tutto il resto, vanno anche studiate e coltivate, non basta improvvisare)
    Alla base c'è effettivamente, a mio modesto avviso, un problema di cultura generale prima ancora che giuridica: giustamente parlavi di "scimmiottare una cultura che non ci appartiene" e secondo me il punto è proprio questo.
    Personalmente, per formazione e per carattere, penso che conoscere ed abbracciare altre culture, diverse da quella d'origine, sia sempre positivo, ma fare un "copia-e-incolla" a casaccio dall'una all'altra è deleterio.
    Naturalmente, ci sono poi anche persone che non solo l'inglese lo conoscono bene davvero ma sono anche e prima di tutto professionisti preparati sia in patria che fuori, e in questo caso chapeau; tuttavia anche per loro, secondo me, sarebbe meglio evitare certe uscite, non foss'altro perché oltre ad essere a volte irritanti, corrono anche il rischio di non essere comprese da tutti.
    In sintesi: basterebbe un po' di buon senso!
    Ciao e grazie per aver condiviso questi spunti di riflessione

    (Mi scuso per l'anonimato, ma temo di non avere account validi per registrarmi)

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  3. Don't worry così siamo international altrimenti ci danno delle peones da leggere pions

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  4. Condivido pienamente il "non essere d'accordo" con questi termini inglesi entrati nel linguaggio giuridico quotidiano.
    Ma, da avvocato (schiavo) di uno studio con profili internazionali, mi rendo conto che a volte, soprattutto quando si lavora con l'estero, diventano quasi inevitabili.
    Non credo che dietro ci sia una sorta di "esibizionismo" da parte di chi li usa, o almeno non è così nella maggioranza dei casi.
    Anzi, vi assicuro che molto spesso sono le stesse aziende clienti che utilizzano questi termini "ammmericani" vivendo di luce riflessa delle loro consorelle estere! Per questo noi poveri avvocati ci troviamo a masticare inglese anche quando - in realtà - non ce ne sarebbe alcun bisogno. Secondo me è tutta una questione di "realtà in cui si opera". Se io lavorassi in uno studio tradizionale, con clientela prettamente italiana e, per di più, composta da "persone fisiche" sarei un idiota (scusatemi il francesismo!) ad inserire termini inglesi nel mio quotidiano. Ma,a volte, in altre situazioni, diventa inevitabile...per cui...scusateci se potete! Mi sento scema anche io a volte!

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    1. Anche questo è vero, anonima, perchè non ti registri?
      Ti segnalo anche l'intervista all'Avv. Galletti ed il post sui seminari di deontologia...a breve anche le risposte di un giovane professore di procedura civile sulle nuove notifiche telematiche

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